Gli Alberi del Parco Nazionale del Pollino: Le Foreste tra Ionio e Tirreno
Il Parco Nazionale del Pollino, con la sua eccezionale estensione altimetrica che varia dal livello del mare delle gole fluviali fino ai 2.267 metri delle vette più alte, custodisce una straordinaria ricchezza forestale. Oltre al celebre Pino Loricato (Pinus heldreichii), autentico simbolo del Parco, il territorio montano ospita boschi vetusti monumentali, specie relitte delle ultime glaciazioni e rari endemismi dell’Appennino meridionale.
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1. Le Faggete Vetuste (Fagus sylvatica) • Patrimonio UNESCO

Estese foreste di Faggio (Fagus sylvatica) dominano il Pollino tra i 1.100 e i 2.000 metri s.l.m., segnando il limite altimetrico massimo del bosco: al di sopra di esso sull’Appennino esistono unicamente le praterie di altitudine e i pini loricati aggrappati alle rocce.
Esistono faggete particolarmente interessanti per la presenza di esemplari ultracentenari e colonnari sul Cozzo Ferriero (riconosciuto ufficialmente come Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO), sulla Serra del Prete, nella Fagosa, sul Pollinello e su Monte Grattaculo. In alcune aree, battute dai venti gelidi invernali e pesate da metri di neve, i faggi assumono forme contorte e scultoree, tanto da meritarsi l’appellativo escursionistico di “alberi serpenti”.
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2. L’Abete Bianco (Abies alba) • Relitto Glaciale delle Alte Vette

L’Abete bianco (Abies alba) è una delle conifere più affascinanti e preziose del Parco Nazionale del Pollino, dove cresce consociato al faggio in aree selezionate a quote medio-alte.
Relitto Glaciale e Microclima
L’Abete bianco è considerato un autentico relitto delle ultime glaciazioni del Pleistocene, sopravvissuto nell’Italia meridionale grazie al particolare microclima umido e protetto delle faggete. Durante la fase giovanile, la fitta chioma dei faggi difende le giovani piantine dal riverbero roccioso e dall’eccessiva insolazione estiva.
La Faggeta-Abetina
In alcune zone circoscritte del Pollino, l’abete bianco e il faggio si uniscono dando origine a una speciale associazione vegetale nota come Faggeta-Abetina, una formazione localizzata prevalentemente nel settore nord-orientale del Parco e nei pressi di Rue Ping e Pietra Castello. Oggi si possono osservare anche esemplari solenni sparsi nei boschi, testimoni dell’antica e ben più ampia diffusione di questa specie prima dei secoli di sfruttamento forestale.
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3. Gli Aceri e il Raro Acero di Lobel (Acer lobelii)

Gli Aceri sono gli alberi che in autunno contribuiscono maggiormente a trasformare il paesaggio montano del Pollino, tingendo di fiammanti tonalità rosso-arancioni le chiome gialle delle faggete e dei cerri durante il periodo del foliage.
Molto importante dal punto di vista scientifico è il raro Acero di Lobel (Acer lobelii), una specie protetta endemica dei boschi dell’Appennino meridionale. Dalla crescita tipicamente fastigiata e slanciata verso l’alto, è possibile trovarlo quasi esclusivamente all’interno delle faggete più intatte e umide del massiccio montuoso.
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4. Le Querce Caducifoglie • Cerri, Roverelle e Farnetto

Scendendo tra i 400 e i 1.000 metri di quota, i pendii collinari e vallivi sono ricoperti da estesi boschi di Cerro (Quercus cerris) e di Roverella (Quercus pubescens). La roverella, con la sua tipica chioma espansa, punteggia tradizionalmente i campi e i pascoli collinari con esemplari spesso considerevoli per diametro, valorizzati nel corso dei secoli dalle comunità contadine grazie alla qualità della ghianda utilizzata per l’allevamento locale.
Tra i boschi di Cerro più suggestivi e ricchi di biodiversità del Parco spiccano il monumentale Bosco Magnano lungo il fiume Peschiera e la cerreta del Bosco Difesa. Nel comprensorio vallivo del Pollino sud-orientale è possibile ammirare anche il Farnetto (Quercus frainetto), una quercia monumentale con foglie ampie, molto poco diffusa nel nord Italia e ad areale prevalentemente trans-adriatico e balcanico, presente soprattutto sulle colline che costeggiano il corso del fiume Sarmento nei pressi di San Costantino Albanese, San Paolo Albanese e Noepoli.
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5. Il Leccio (Quercus ilex) • Dominatore della Macchia Mediterranea

Il Leccio (Quercus ilex), rustica e tenace quercia sempreverde a foglie coriacee, forma impenetrabili boschi dal livello del mare fino a quote vallive attorno ai 1.000 metri.
In alcuni ambienti di roccia calcarea molto assolati, ripidi e aridi, il leccio risale sorprendentemente i pendii soleggiati fino a superare i 1.500 metri di quota. Nelle profonde gole scavate dai fiumi (come il Lao o il Raganello), questa plasticità ecologica genera scenografiche inversioni vegetazionali, dove il leccio mediterraneo convive a pochi metri di distanza con alberi tipicamente microtermici come il faggio e il carpino nero.
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6. L’Agrifoglio (Ilex aquifolium) • I Monumentali Boschi delle Murge Vulcaniche

L’Agrifoglio (Ilex aquifolium) è un alberello o arbusto sempreverde ornamentale con tipiche foglie spesse e spinose e lucide bacche rosse invernali. Mentre nella gran parte del Parco vive sottobosco sottomesso alla chioma di querce e faggi, nel comprensorio delle antiche rocce vulcaniche sottomarine (l’Ofiolitic Unit della Tetide) tra la Timpa delle Murge, la Timpa di Pietrasasso e l’altopiano del Tumbarino, questa specie esprime tutta la sua vigoria.
In questi versanti vulcanici minerali, l’agrifoglio raggiunge dimensioni arboree monumentali che superano spesso i 5 e perfino gli 8 metri di altezza, formando boschi radi d’agrifogliato puri che costituiscono un eccezionale primato botanico nell’Italia continentale. Trattandosi di una pianta severamente protetta e censita sia all’interno che al di fuori dei confini del Parco, la raccolta ornamentale natalizia di rami e bacche è assolutamente vietata a tutela di questa meraviglia di biodiversità.
Tag: Botanica • Faggete Vetuste • UNESCO • Flora
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Nota di sicurezza: Come gli altri percorsi descritti sul sito, si tratta di itinerari guidati accompagnati da Giuseppe Cosenza e non di percorsi segnati. Non ci assumiamo responsabilità per chi decida di percorrerli autonomamente.
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